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Sai come funziona il bonus 2017 per l’acquisto arredi?

Bonus acquisto mobili 2017 detrazioni fiscali

Il bonus 2017 per l’acquisto arredi, previsto dall’ultima Legge di Stabilità, è legato all’acquisto dei mobili e prevede la possibilità di detrarre il 50% delle spese che sono state sostenute per l’acquisto di complementi di arredo. La detrazione riguarda il reddito imponibile Irpef personale, e si basa su un importo delle spese massimo di 10.000 euro. Gli acquisti, dal 2017, devono essere connessi con interventi di recupero edilizio per cui si beneficia del bonus edilizio collegato e che siano stati avviati dopo il 1° gennaio del 2016.

Il bonus 2017 per l’acquisto arredi non permette di comprare solo mobili, ma anche grandi elettrodomestici, a patto che la loro classe energetica sia almeno A+: unicamente per i forni, è ammessa la classe energetica A. Anche le spese sostenute per il trasporto e per il montaggio possono essere incluse nel totale da cui si può ottenere la detrazione. Quest’ultima – come è ormai prassi – viene spalmata su un totale di dieci annualità: per poterne usufruire è indispensabile che i pagamenti possano essere tracciati, anche se non c’è bisogno di quello che è diventato noto come il bonifico parlante, da cui derivavano delle ritenute poco gradevoli e delle spese supplementari per gli istituti di credito. Tra i pagamenti ammessi, dunque, ci sono quelli effettuati con i bonifici ordinari o semplicemente con carta di credito.

Sino a poco tempo fa, invece, il bonifico parlante era obbligatorio, e presupponeva che nella causale venissero indicati il codice fiscale del beneficiario, la norma agevolativa, il numero di partita Iva del soggetto a cui era destinato il bonifico e l’entità della detrazione. Nel caso in cui il pagamento venisse eseguito con un bonifico postale o con un bonifico bancario, non si poteva fare a meno di ricorrere al bonifico previsto da poste e banche; ciò impediva di adoperare le carte di pagamento e l’home banking, a tutto svantaggio della rapidità delle procedure.

Per fortuna, di recente la situazione è cambiata, e oggi sono consentiti anche i bonifici non parlanti: quelli tradizionali, insomma. Tra i metodi di pagamento che non sono ancora permessi, invece, ci sono quelli in contanti, quelli basati sugli assegni bancari e più in generale tutti quelli che non presuppongono l’impiego di carte o di bonifici. Vale la pena di ricordare, in conclusione, che il limite di 10.000 euro deve riguardare l’unità immobiliare singola o la parte comune di un edificio che è stato ristrutturato, a prescindere dai contribuenti.

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